Non è semplice disegnare la pace, nemmeno a matita. Per la pace hai pescato fra i tuoi pastelli colorati, non c'erano forme ma solo colori. Non c'erano nomi, pantaloni, scarpe, sangue ne capelli. Ma c'era silenzio ed il gocciolio sordo della tempera sul foglio bianco. C'erano bordi da rispettare, entro cui colorare. Coloravi la pace restando nei confini e dal foglio prendeva forma un mondo fatto di linee e divisioni. Coloravi la pace ma disegnavi la guerra. Luomonelquadro
Non discutere con chi viola la regola numero tre. In assenza delle certezze bianche o nere [...]esiste una zona grigia di dubbio e sfumature tra le seguenti due posizioni, occupabile dalle persone ragionevoli. Wittgenstein
la chiave interpretativa sta nel collegamento labbra- auto, entrambe (non a caso) blu metallico, entrambe (non a caso) seducenti e misteriose. Ludik
La mia felicità è già seduta al mio tavolo che mi parla dei suoi problemi, sorseggiando un po' di vino rosso. Pproserpina
Qui, anche qui su un weblog, ovviamente, si scrive per essere letti (sennò vergavamo il nostro quadernetto giallo). Falsoidillio
immortalare le strade di Londra arancioni e finto-tristi che sembran riprese da Antonioni. Strelnik
Mi sono imbattuto in un blog che aveva un template azzurro un po' confuso... Zop
il cielo sopra il mare è color canna di fucile. Monacoerrante
le mie unghie verdi suscitano reazioni strane nelle persone. Agitat*
solo per dire che è bello trovare qualcun* che ti legge le sue poesie stando seduti sul bordo di un marciapiede. Soprattutto se ha un cappotto fucsia e gli sguardi sono intensi. Agitat*
Tutta una pubblicità vivente, ma nella pubblicità non c'era quel commesso marrone di raggi uva. Blognotes
Non importa con quante difficoltà. Se son rose fioriranno, mi dico. LaPizia
Tanto perché se uno non sa dipingere meglio cominciare con qualcosa di meraviglioso, chettefrega. Croste d'autore: se guardo qua sopra c'è un crostaManet incredibilmente bello, con tutti i suoi squarci di luce. Dipinti al buio degli occhi semiciechi, rigorosamente di notte, quando la disperazione diventava totale, e solo la creazione di colori impicciati e impiastrati leniva il dolore... Mariemarion
Una vecchina che in mezzo a villette di recente costruzione è riuscita a trovare l'unico pezzetto d'erba trascurato, tra la siepe della villetta in cui l'hanno portata a vivere e il marciapiede. Lei col rastrello che raccoglie qualche foglia secca e due cartacce. E' vestita troppo leggera e con un fazzoletto scuro in testa, come se vent'anni fa stesse andando al suo orto in un bel pomeriggio. E' freddo in questi giorni. Non le fanno toccare il giardinetto di casa, che viene il giardiniere e sa lui come fare. E poi non c'è niente da toccare. Sorride.
Oggi Fassino a Perugia. Dopo gli interventi di gente come Lotti (Coordinatore Tavola della Pace), Martini (Presidente Regione Toscana), Don Ciotti (Associazione Libera) e altri che hanno fatto una lucida analisi della situazione e hanno sostenuto una "pace senza se e senza ma!", Fassino chiudeva ribadendo "fiducia nell'ONU senza se e senza ma!". Bravissimo! Al tavolo dei movimenti Fassino ha portato la politica, m'è proprio piaciuto.
Sbagliano quanti sottovalutano la funzione e il ruolo delle Nazioni Unite, lo deprimono o addirittura ne danno una lettura caricaturale come strumento nelle mani degli Stati Uniti e della loro politica. Sbagliano, perché la crisi irachena è partita con la decisione americana di risolverla anche senza passare attraverso le Nazioni Unite. Poi questa scelta ha dovuto fare i conti con l’iniziativa internazionale di molti governi, a partire da quello inglese di Blair per arrivare alle iniziative tedesche, francesi e di tanti altri. Ciò ha indotto gli americani a dover accettare la sede delle Nazioni Unite. [...] Il vero problema politico fin qui irrisolto della globalizzazione è quello che Baumann chiama “un problema di sovranità”: un mondo che è globale in tutto, ma non è globale nella sovranità.Noi viviamo in un pianeta che è globale nella produzione, negli scambi, nella circolazione degli uomini, nelle comunicazioni, anche nella sicurezza, come dimostra la vicenda delle Torri. Ma questi fenomeni e il loro impatto non è governato da un’autorità globale, ma dalle sovranità nazionali. Ciascuna delle quali, però, ha un ambito territoriale di esercizio della propria sovranità che è più stretto della dimensione del fenomeno che va governato. Qui c’è la contraddizione. Questa contraddizione si risolve solo se la comunità internazionale accresce ruolo, funzioni, poteri delle istituzioni sovranazionali. [...] Se il Consiglio di sicurezza dell’Onu assume una decisione, va considerata legittima. Poi si può anche non condividerla, perché c’è una differenza tra legittimità e condivisione. [...] C’è chi ha una posizione, di carattere politico, o religioso, o etico, che dice: io sono contro l’uso della forza sempre e comunque, quindi non mi interessa cosa dice l’Onu, io dico no. È una posizione non solo legittima, ma fondata su valori e principi di cui ho massimo rispetto. So però che la politica deve fare i conti, oltre che con l’etica della convinzione, anche con l’etica della responsabilità, e so per esperienza di trent’anni di vita politica e guardando a come vive il mondo, che la politica può trovarsi anche davanti alla drammatica eventualità di ricorrere all’uso della forza, quando ogni strumento politico sia risultato vano e inutile. È un’eventualità drammatica, estrema, che bisogna sempre cercare di evitare. [...] La nostra responsabilità è tanto più grande perché ci siamo costruiti anche un alibi, falso: abbiamo invocato la specificità dell’Islam per giustificare violazioni di diritti che nessuna religione può giustificare. Ci siamo molto appassionati se era giusto o no partecipare alla guerra in Afghanistan. Forse sarebbe stato utile che in quel momento ciascuno riflettesse autocriticamente sul fatto che per anni abbiamo accettato che in quel Paese non si potesse sentire la musica alla radio, che le ragazze non andassero a scuola e i bambini potessero giocare con un aquilone colorato, tutte cose che non hanno niente a che vedere con l’Islam. [...] La globalizzazione non sopporta relativismi. [...] Considero molto importante che l’Internazionale Socialista abbia accolto la nostra proposta, avanzata da D’Alema, che si tenga una conferenza internazionale per la democrazia e i diritti in Iraq, promossa dai partiti socialisti e che sia una sede in cui si discuta come garantire che a Bagdad non ci sia più un dittatore, che ci sia invece la libertà. [...] Fin qui l’Europa parla più per la voce dei singoli che non come soggetto, come Unione. E da questo punto di vista la lettera firmata da otto Paesi, cinque dell’Unione, tra cui l’Italia, più tre dell’Est, è stato un grave errore, perché ha determinato un elemento di rottura.L'Unità