Voglio parlare di tre cose: del film i cento passi, dello stradellino vicino al fiume, della siepe del mio giardino. Il film era ieri sera su rai3 ma non l'ho visto perchè ero fuori. Epperò ne voglio parlare perchè non è molto tempo fa che, in colpa per la grave lacuna, sono andata a verdelo alla sala dei gruppi consiliari del mio comune. Proiezione patrocinata dai giovani di Rifondazione. Eravamo io e Bephanna, le più vecchie, se si esclude il tizio del noleggio del proiettore (il nome antidiluviano rende l'atmosfera romantica e naive della vicenda). Il dubbio sorge spontaneo? Va bene, ho il videoregistratore a casa e anche qui esistono i negozi del noleggio ma tant'è. Non sono di Rifondazione ma tant'è. La scena è questa: il proiettore non funziona. Si armeggia coi cavi (proprio fili della corrente, col rame e il nastro adesivo, niente porte usb se dio vuole). Il trucco sta nella posizione, se li si tocca in un certo modo c'è contatto altrimenti non vanno, se uno tiene un braccio alzato così vicino alla finestra ristabilisce il giusto campo magnetico, roba del genere. Serve qualcosa per alzare il proiettore "Ragazzi oh che c'avete qualcosa? che ne so n'libro...", "sseee macchèè oh, i libri a che servonoo? manco a scola me li porto figurte" [...] Io ho un libro, per puro caso, nella mia borsona-valigia-zaino Il marketing dei musei, un mattoncino di 500 pagine che calzerebbe benissimo sotto al proiettore. Ok, voglio vedere sto benedetto film, lo tiro fuori. E' un tutt'uno: il libro mi emargina, mi invecchia e spezza la poesia dei contrattempi che ci ha tenuti lì al cazzeggio per un'ora abbondante. Ora zitti ragazzini! Oh, stanno zitti, a tratti è commovente percepire le mascelle serrate per l'emozione o gli occhi fissi per non farli venire lucidi. E' un film bellissimo, fa un freddo della miseria, le seggiolone di legno sono scomodissime, l'aria è densa di fumi vari. Finisce. Dibattito: il dibattito è aperto da un ragazzino (15?) con un cappellino di lana colorato, cinque o sei sciarpette e cosucce alternative d'ordinanza. Sorrido un sorriso incoraggiante, mi fa felice vedere come le cose cambino: ai miei tempi a quindici anni ci si spruzzava la neve spry dentro la felpa. E' un po' imbarazzato a parlare davati a noi ma ci riesce: "ohhhhhhhh, alloraaaa, emhhh, è che il film che abbiamo visto, emhhh, apre una discussione, emh, mi piace se tutti partecipate e non andate subbito nelle vostre case, così...emhh, allora che si puòò dire..." Interviene il più grande, sottolinea passaggi importanti del film, invita alla riflessione. Un altro anche lui invita alla riflessione. riflettiamo. Poi la chicca: il ragazzino vicino a me parla, ho perso il conto ma credo che la lingua gli si sia sciolta verso la seconda canna (come le chiamate voi giovani?). "Alora, no perchè io, l'altra sera ero n'giro per piazza, oh la gente è razzista, presente tutti quelli fighetti che stanno sopra lo scalino, eh, allora passo io, no, che c'eveo la bandiera della pace sulla schiena, no, ero ito a na manifestazione, no che era, n'incontro beh, oh mbè, passo alora e tutti me guardano, oh te dico, da capo a piedi, capito, tipo raggi x, oh m'hanno fatto le lastre, no, sti borghesi arricchiti, tutti firmati, che se uno c'ha ncapello fori posto, capirai io, coi jeans stracciati che me vanno sotto le scarpe, vè, co sta bandiera, alora gli passo sotto, no, li guardo sti poracci, razzisti demmerda, che ne sanno della pace, eh, perchè lottà, come Peppino, anch'io, no, che me ne frego io, cazzo te guardi ahhmbecilleee, gli so passato sotto, come na rivolta no". La serata finisce con Bephanna che li ammutolisce, poi ce ne andiamo (scappiamo?). Non ho detto niente, ho sorriso solo qualche volta per incoraggiamento. E ora dico: ragazzino con la bandiera sulle spalle, che fai la rivoluzione coi jeans rotti passando vicino ai fighetti, sai cosa mi è piaciuto nel film (oltre a quello già ricordato nelle varie riflessioni fatte)? M'è piaciuto che Peppino agli alternativi della comune, quelli che si opponevano ai costumi della società siciliana con i costumi delle loro mascherate ha detto no grazie. All'inizio ha apprezzato comunque lo sforzo, che partisse da cose superficiali quali l'abbigliamento o le provocazioni gratuite dei culi nudi poco importava, ma poi ha capito che le cose non si cambiano così, che l'impegno è altro e difficile. Peppino si vestiva come il Tano di tutti i giorni, lavorava come tutti e non campava coi prodotti della natura-che-prodduce-con-ammore-per-i-suoi-figli, non faceva scena, faceva sostanza. Era un ragazzo colto, dall'aspetto poco accattivante forse, poco popolare quando è andato per la sua strada lasciando il gregge andare per la propria. Ha lottato sul piano molto difficile dell'anticonformismo sincero; penso che un giorno anche tu, alternativo di massa, rifletterai su queste cose da vecchi. Lo stradellino vicino al fiume è di ghiaia bianca e ora che hanno tagliato l'erba risalta come fosse un viottolo interno di un villaggio turistico, pare tagliare in due il green del campo da golf. E' lì che sono andata a passeggiare con il cane la mattina del 20, la mattina dopo l'attacco in Iraq. Un sole fantastico, il fiume, l'erbetta fresca di un verde da schiaffi, i sassolini precisi. Nella mia personale oleografia di un posto da ricchi c'è uno stradellino di sassini in mezzo all'erbetta falciata. Che cazzona! Mi sono sentita una privilegiata, non dico in colpa, dico fortunata. Uccellini che cantavano, la zoe che inseguiva le farfalle (musica, pls). Vorrei riuscire a spiegare la sensazione orribile di vivere in un depliant. Non possiamo più goderci una sponda di un fiume ben sistemata, no, pare fuori della realtà, perchè? Perchè non c'è per tutti, perchè è sempre più difficile trovare spazi verdi e selinziosi in città, perchè la realtà fa un gran rumore e non c'è silenzio incantato che possa coprirla. Quella mattina, nel posto più incantevole del mondo ho sentito la guerra sulla pelle più di quando me sto attaccata alla cnn. E' un cortocircuito dei nostri tempi. Il bello è uno spot. Intendo il bello puro. Chi ha deciso per me che la mia mente rispondesse allo stimolo di un sentierino bianco e erbetta verde con un abbraccio caldo di piacere? La fecilità è un'altra cosa, è un pezzo di pane dopo una scampagnata, è sbrodolarsi il vino dalle risate, che ne so, tante cose. non è un villaggio turistico, eccheccazzo. E comunque il mio cervello ha reagito così: c'era l'erbetta e lo stradellino=ero nel paradiso tropicale da ricchi. No, quello è il mio fiume cavolo, quella è la passeggiata della zoe cavolo, sono perfetti così, non devono essere altro! Eppure non riesco a sentirli così, sono lo stereotipo di un mondo che è una grandissima contraddizione, ebbasta, e fanno un gran fracasso nella mia testa. Infine: hanno tagliato la siepe del giardino, ora il marciapide è a livello del prato e la gente che cammina potrebbe anche camminare sul giardino. Mi sento nuda. Non penso sia una mera questione di confini o di paura della gente. Anzi, mi piace l'idea di questa fusione fra due mondi che prima erano separati. quando passeggio con la Zoe spesso "sconfino" nel verde privato. Il punto è che il cervello ha le sue piazze, i suoi divieti, i sensi unici, i giardini pubblici, i boschi... come una città, una planimetria. Mi sentivo bene con quella siepe da cui uscire, in cui rientrare. E' stato demolito un mio punto di riferimento: penso al film Rain man. Qualcosa del genere "da matti" è qui, a portata di mano. Mi succede. E' il terzo giorno dal "taglio" e ho metabolizzato il cambiamento. Non sono velocissima all'adattamento, pare, ancora un po' analogica, ancora una zavorra nell'evoluzione dell'umanità che si adatta in fretta. Mio figlio non avrà il pollice modello playstation, chissà se verrà scartato?
Manifesto dell'Antimodernità La quarta di copertina di un bel libro che ho appena letto:
L'11 settembre ha inaugurato una nuova era, quella del "terrorismo globale", conseguenza logica, e prevedibile, della pretesa dell'Occidente di ridurre a sé l'intero esistente. Ma il "migliore dei mondi possibili" si rivela un modello paranoico, basato sull'ossessiva proiezione nel futuro, dove l'individuo non può mai raggiungere un punto di equilibrio e di pace. Nella ricerca inesausta del Bene, anzi del Meglio, l'uomo occidentale si è creato il meccanismo perfetto e infallibile dell'infelicità. E lo sta esportando ovunque. Il "terrorismo globale" non farà che confermare e rafforzare il delirio occidentale dell'unico modello mondiale. E lo scontro del futuro non sarà più fra destra e sinistra, fra un liberalismo trionfante e un marxismo morente -due facce in realtà della stessa medaglia- ma non sarà nemmeno uno "scontro di civiltà", perchè, inglobando, ghettizzando, distruggendo, alla fine ne rimarrà una sola: la nostra. Ma è al suo interno che avverrà lo scontro vero, il più drammatico e violento: fra i fautori della modernità e le folle, deluse, frustrate ed esasperate, che avranno smesso di crederci. Il vizio oscuro dell'Occidente, Massimo Fini.